Cinema sotto le stelle | Una storia vera di David Lynch
Piazza XX settembre | Bossolasco, Italia
Laurens, Iowa. Alvin Straight, settantatreenne che vive con la figlia Rose, viene a sapere che il fratello Lyle, con cui non parla da dieci anni, ha avuto un infarto. Prima che sia troppo tardi, decide di intraprendere un viaggio fino a Mount Zion, in Wisconsin, per incontrarlo. Non in corriera o in treno, perché Alvin vuole guidare da solo, con i suoi tempi e i suoi modi. Non avendo più una patente, non gli resta che guidare un tosaerbe con rimorchio e assaporare con lentezza le meraviglie del Midwest americano.
Uscito nel 1999, tra le due cupe immersioni nel neo-noir psicotico di Strade perdute e Mulholland Drive, Una storia vera - traduzione che smarrisce la sfumatura dell'originale The Straight Story, giocato sull'ambivalenza di "straight", sia cognome di Alvin che attributo di rettitudine morale - è storicamente considerato un'anomalia nel corpus di David Lynch.
Anomalo perché contraddistinto da uno stile apparentemente più classico e tradizionale, in un microcosmo in cui la singolarità è la regola. Ma è solo apparenza, l'esito di un'indagine superficiale su un film che, al contrario, merita solo esami approfonditi. Una storia vera è invece una sorta di summa del cinema di Lynch, carico di autoreferenzialità fin dagli elementi più fenotipici: dal cielo stellato che apre e chiude il film come in Dune alla sequenza iniziale, che, tra giardini da irrorare e attacchi cardiaci, riprende Velluto blu, fino alla linea tratteggiata che divide le corsie di un'autostrada infinita, come in Cuore selvaggio e Strade perdute.
Ma è soprattutto nella maniera in cui Lynch dà vita alla perfetta sceneggiatura scritta da John Roach e Mary Sweeney e nell'utilizzo che fa di silenzi e inquadrature, alimentando una sensazione di surrealtà del quotidiano, che Lynch imprime il suo marchio, inconfondibile anche solo quando si tratta di illuminare i volti con la luce di un fulmine - bianchissima e ferocemente proiettata sui protagonisti, tipico espediente del suo cinema per evidenziare i momenti di crisi o di pericolo.
Il gusto inedito del connubio tra dialoghi e messa in scena sta nella verosimiglianza dell'eccentricità, nel fatto che una donna che investe costantemente cervi o due gemelli meccanici litigiosi richiedono una limitata sospensione dell'incredulità. Quella che riserviamo a ogni giorno della nostra vita in cui incontriamo qualche forestiero, in buona sostanza.
Una storia vera non è né vuole essere un apologo morale. Come Alvin, rifugge i piedistalli su cui salire per insegnare qualcosa a qualcuno. Ma è come se inevitabilmente ogni passaggio della sceneggiatura - la ragazza incinta in fuga, la donna che investe i cervi, i ciclisti che riflettono su gioventù e vecchiaia - e la saggezza delle parole di Alvin spingessero verso riflessioni esistenziali sostanziali. Pillole di saggezza semplici, ma mai ovvie.
!! in caso di maltempo la proiezione si terrà presso il Salone Falcone
Piemonte, Italia
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- 29. Juli 2026 21:30
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